Articolo della poetessa italiana Concetta La Placa
Traduzione della poetessa e traduttrice libanese-brasiliana Taghrid Bou Merhi
Ogni essere umano non e’ un’isola o una storia avulsa da altre storie, ma è il risultato di una lunga catena di storie, decisioni, sacrifici, desideri e sogni che trovano origine nei propri antenati.
Ogni uomo ha profonde radici che si perdono nel tempo. Queste non sono solo biologiche, ma anche culturali e spirituali.
Se vogliamo sapere chi davvero siamo, dobbiamo conoscere da dove veniamo e chi sono i nostri antenati.
Gli antenati sono coloro che ci hanno preceduto, non solo nel legame di sangue, ma anche nella trasmissione di tradizioni, valori e identità.
Spesso pensiamo a loro come figure lontane dalla nostra vita attuale, li collochiamo come immagini sfocate nei racconti dei nonni o come personaggi esistenti solo nei documenti polverosi degli archivi storici.
Eppure, la loro essenza e presenza e’ in noi: nei tratti genetici, nei nostri gesti quotidiani, nelle parole tramandate oralmente, nei modi di pensare, nei lutti affrontati o mai superati.
Le radici sono le nostre ancore, quelle che ci legano e ci fanno sentire ben saldi, in qualche modo, in questo infinito cosmo e ci danno un senso di appartenenza a qualcuno, a qualcosa.
Specialmente adesso che viviamo in un mondo in continuo movimento – sempre più globalizzato, dove si cambia facilmente luogo di vita, città di residenza e appartenenza, lingua e cultura con una certa agevolezza e fattibilita’- riscoprire le proprie origini può essere un atto ritenuto altamente rivoluzionario.
Ciò in quanto poter ricordare i propri antenati e’ un atto che da’ valore alla propria memoria e quindi alla nostra stessa esistenza.
Ma le radici, come quelle degli alberi che trattengono il terreno franoso, non servono solo a mantenere Il terreno dove sono piantati: servono anche a nutrire tutte le parti della pianta e le nostre radici a nutrire, invece, la nostra stessa esistenza.
Come gli alberi, anche noi cresciamo meglio se le nostre radici sono salde e profonde.
E’ risaputo che molte persone che sono state adottate e che non conoscono chi siano stati i loro antenati e, in primis, i loro stessi genitori, continuano a cercarli spasmodicamente per tutta la loro esistenza perche’ attraverso loro cercano di conoscere anche le loro radici, avvertendo dentro, per l’intera loro esistenza, un senso di vuoto incolmabile, in quanto non riescono a comprendere chi siano e a chi appartengono. Sapere da dove siamo arrivati, , pertanto, ci aiuta a capire meglio dove siamo diretti e dove vogliamo andare.
In conclusione, gli antenati non saranno mai figure del passato da accantonare, ma presenze silenziose che ci accompagnano Per tutto l’arco della nostra esistenza e ombra silenziosa e presente del nostro futuro.
Onorarli non significa solo averne memoria, ma anche vivere con consapevolezza la nostra esistenza, portando avanti verso il futuro ciò che di buono ci hanno lasciato, correggendo gli errori e costruendo una prospettiva del domani che sia degna delle nostre stesse radici.
Pubblico di seguito una mia poesia che parla degli antenati, evitando di recensirla, proprio perché voglio che i lettori traggano le conclusioni dalle loro emozioni e facciano le loro profonde riflessioni.
La poesia, scritta il 3 febbraio 2024, e’ stata pubblicata in una importante antologia di una rinomata Associazione culturale argentina e tradotta in Spagnolo e si intitola:
“IO SONO I MIEI ANTENATI.”
Gli Antenati sono la nostra storia.
Ogni mattina mi sveglio e vedo il sole sorgere, ora come allora, ed è una meraviglia.
Il tempo brucia e scorre sulle orme dei miei antenati: coloro che hanno disegnato il mio albero genealogico e piantato il loro seme ancestrale in me.
Sono la somma dei loro geni, la loro storia, la continuazione della loro vita, il passato che diventa presente e futuro attraverso i miei discendenti.
Gli antenati sono il segno indelebile con cui l’umanità si è sempre accompagnata nell’eterno ciclo della vita.
مقال بقلم الشاعرة الإيطالية كونشيتا لا بلكا
ترجمة الشاعرة والمترجمة اللبنانية البرازيلية تغريد بو مرعي
كل إنسان ليس جزيرة معزولة أو حكاية منفصلة عن غيرها، بل هو ثمرة سلسلة طويلة من القصص، والقرارات، والتضحيات، والرغبات، والأحلام التي تمتد جذورها إلى أسلافه.
لكل إنسان جذور عميقة تضيع في أعماق الزمن، وهي ليست بيولوجية فقط، بل ثقافية وروحية أيضًا.
إذا أردنا أن نعرف حقًا من نحن، فعلينا أن نعرف من أين جئنا ومن هم أسلافنا.
الأسلاف هم الذين سبقونا، ليس فقط برابطة الدم، بل أيضًا من خلال نقل التقاليد والقيم والهوية.
غالبًا ما ننظر إليهم كصور بعيدة عن حياتنا الحالية، نضعهم في إطار ذكريات الأجداد أو في وثائق مغبرة محفوظة في الأرشيفات التاريخية.
ومع ذلك، فإن جوهرهم وحضورهم يعيش فينا: في ملامحنا الجينية، وفي تفاصيل حياتنا اليومية، وفي الكلمات التي وصلتنا شفهيًا، وفي أساليب التفكير، وفي الأحزان التي عشناها أو لم نتجاوزها بعد.
الجذور هي مراسينا، التي تربطنا وتمنحنا ثباتًا في هذا الكون اللامتناهي، وتمنحنا إحساسًا بالانتماء إلى أحدٍ ما أو إلى شيءٍ ما.
وخاصة في هذا العصر الذي نعيش فيه وسط حركة دائمة، وفي عالم يتجه نحو العولمة بشكل متسارع، حيث يمكننا أن نغير بسهولة مكان حياتنا، ومدينة إقامتنا، وانتماءنا، ولغتنا، وثقافتنا – يصبح اكتشاف أصولنا فعلًا ثوريًا بحق.
ذلك لأن تذكّر أسلافنا هو فعل يمنح الذاكرة قيمتها، وبالتالي يمنح وجودنا ذاته معنى أعمق.
لكن الجذور، مثل جذور الأشجار التي تثبت الأرض المتداعية، لا تقتصر وظيفتها على تثبيت المكان، بل تغذي أيضًا كل أجزاء الشجرة. وكذلك جذورنا، فهي تغذي وجودنا ذاته.
ومثل الأشجار، ننمو نحن أيضًا بشكل أفضل عندما تكون جذورنا ثابتة وعميقة.
ومن المعروف أن كثيرًا من الأشخاص الذين تم تبنيهم ولا يعرفون من هم أسلافهم، ولا حتى والديهم البيولوجيين، يبحثون عنهم بإصرار طوال حياتهم، لأنهم من خلالهم يحاولون اكتشاف جذورهم، ويشعرون داخليًا، طوال حياتهم، بفراغ لا يمكن ملؤه، إذ لا يستطيعون فهم من هم وإلى من ينتمون. ومعرفة من أين جئنا تساعدنا على فهم أفضل لوجهتنا وأين نريد أن نصل.
وفي الختام، فإن الأسلاف ليسوا أبدًا شخصيات من الماضي ينبغي إهمالها، بل هم حضور صامت يرافقنا طوال حياتنا، وظل صامت لمستقبلنا.
تكريمهم لا يعني فقط الاحتفاظ بذكراهم، بل يعني أيضًا أن نعيش حياتنا بوعي، وأن نحمل إلى المستقبل ما تركوه لنا من خير، وأن نصحح الأخطاء، ونبني غدًا يليق بجذورنا نفسها.
أنشر أدناه قصيدة لي عن الأسلاف، دون أن أقدم مراجعة لها، لأنني أريد أن يستخلص القراء استنتاجاتهم من مشاعرهم، وأن يغوصوا في تأملاتهم العميقة.
القصيدة، التي كتبتها في 3 فبراير 2024، نُشرت في أنطولوجيا مهمة تابعة لجمعية ثقافية أرجنتينية مرموقة، وقد تُرجمت إلى اللغة الإسبانية، وهي بعنوان:
"أنا أسلافي"
الأسلاف هم تاريخنا.
كل صباح أستيقظ وأرى الشمس تشرق، كما كان الأمر دائمًا، وهذا أمر يبعث على الدهشة.
الزمن يحترق ويجري على خطى أسلافي: أولئك الذين رسموا شجرة نسبي، وزرعوا بذرتهم الأزلية في داخلي.
أنا حصيلة جيناتهم، وقصتهم، واستمرار حياتهم، والماضي الذي يتحول إلى حاضر ومستقبل من خلال أحفادي.
الأسلاف هم العلامة التي لا تُمحى، والتي رافقت الإنسانية دائمًا في الدورة الأبدية للحياة.

